domenica 14 novembre 2010

Quattro pagaiate in mezzo alla giungla











14 Novembre
Un ponte verso il nulla, questa la traduzione letterale del Bridge to Nowhere, un ponte in calcestruzzo che si erge come un'anacronistica cattedrale nel deserto all'interno della foresta del Whanganui National Park. In realtà una ragione e soprattutto una storia questo ponte ce l'ha, nella sua attuale singolarità si erge a vestigia del tentativo di colonizzazione della zona, avvenuto dopo la fine della prima guerra mondiale, quando ai reduci furono assegnati dei lotti di terreno in questa remota parte dell'Isola del Nord. Iniziò una massiccia opera di deforestazione per trasformare il territorio in pascoli e terreni da coltivare e così si provvide anche alla costruzione di infrastrutture come il ponte per il trasporto di merci e materiali. In seguito alla grande depressione degli anni trenta il governo di allora abortì il progetto per mancanza di fondi e costrinse i coloni ad abbandonare la zona. In poco tempo la fitta vegetazione della foresta si è rimpossessata del territorio, fagocitando case e manufatti, una piccola vendetta della natura sull'uomo...
Questo ci racconta Ken, la nostra guida e pilota di jet boat, alla fine dell'escursione che ci ha portati in questo luogo così isolato e un po' magico, attraverso la foresta che in questa zona assume i connotati di una vera e propria giungla.
L'escursione ha inizio a Pipiriki, dove Ken, un prestante quarantenne che detesta gli australiani, o meglio gli Aussie, come li chiamano da queste parti, ci aspetta per imbarcarci nella sua jet boat con la quale risaliremo un tratto di circa 55 km del Wanganui river, il bellissimo fiume attorno al quale è nato il parco.
Le jet boat sono una specie di motoscafi fluviali agili e velocissimi, della cui invenzione i neozelandesi sono molto orgogliosi, adatti a solcare i fiumi anche dove le acque sono profonde pochi centimetri. Ken, tra evoluzioni della sua jet boat e qualche sosta per la descrizione di grotte e cascate visibili dal fiume, lo risale trasportandoci fino al punto di partenza per l'escursione al Bridge to Nowhere. Il fiume, largo e piuttosto tranquillo, se si esclude qualche rapida non particolarmente tumultuosa, si inoltra con le sue anse all'interno di gorgi e di zone più aperte, dove la giungla ai lati è comunque padrona incontrastata.
Al ritorno, è previsto che gli ultimi dieci chilometri li facciamo su una canoa per raggiungere a forza di pagaiate il punto di imbarco. Ken ci dà qualche breve istruzione sull'uso della canoa, sul sincronismo da tenere, su cosa fare per superare le rapide ed in caso di ribaltamento, ci fa mettere zaini e macchine fotografiche entro un fusto a chiusura ermetica legato al fondo della canoa e poi via, si parte. Le rapide non si rivelano particolarmente difficili, riusciamo a superarle indenni aumentando la frequenza delle pagaiate come Ken ci ha suggerito, la difficoltà maggiore è evitare di arenarsi sul ciottolato del fiume dove l'acqua non è profonda, e superato qualche piccolo incaglio raggiungiamo in circa due ore il punto di imbarco.
Salutato Ken, ripartiamo subito per la città di Whanganui prima e Wellington poi, la capitale di Aotearoa, dove l'indomani ci attende il traghetto per l'isola del Sud. La strada fino a Whanganui consiste in 80 km di curve e saliscendi. Il primo tratto è sterrato, con un fondo di un ciottolato terribile, con sassi grandi come quelli di una massicciata ferroviaria, sui quali la macchina scivola come su una saponetta. La strada però, costeggiando sempre dall'alto il fiume, consente delle visoni panoramiche spettacolari sulle sue anse e sul territorio circostante. Si attraversano sperduti villaggi di poche case dai nomi altisonanti come London e Athens, e solo in prossimità di Whanganui ritorna il consueto panorama di pascoli e greggi, a cui ci stiamo abituando in questa vacanza.

Nessun commento:

Posta un commento