16 Novembre
Farewell Spit è una lunghissima lingua di sabbia costellata di dune, non rettilinea ma ripiegata ad uncino, situata all'estremità nord occidentale dell'isola del Sud. Dal nostro punto di osservazione sul promontorio col faro di Pillar Point, appare avvolta da una densa foschia, che nascondendola la fa sembrare ancora più misteriosa. La nostra meta è comunque Wharaiki Beach, una splendida spiaggia raggiungibile solo a piedi, superando prima pascoli e poi dune di sabbia finissima. La baia è spazzata da un vento teso e potente che spira dal Mar di Tasmania, un vento che secca la gola e solleva la sabbia leggera, rimodellando le dune. Arrancando contro vento raggiungiamo la riva, e percorriamo l'arenile. Guardiamo con insistenza verso gli scogli che si ergono dalla bassa marea nella speranza di scorgerle, perchè ci hanno detto che lì a volte si possono vedere...poi finalmente grazie al binocolo, scorgiamo due begli esemplari di foche che si sollazzano sdraiate al sole col muso poggiato sugli scogli, modello pelle di leone. Riusciamo ad avvicinarci a distanza tale da potere scattare qualche foto. Ci guardiamo ancora un po' intorno con la soddisfazione di chi ha potuto visitare un posto fantastico e siamo consapevoli che la Wharaiki Beach resterà senz'altro uno dei luoghi più entusiasmanti di questo lungo viaggio in Nuova Zelanda. Però, come sempre, da bravi viaggiatori senza sosta, dobbiamo rientrare sui nostri passi, raggiungere l'auto e ripartire, perché qualche altro luogo ci aspetta, ed è così che finiamo la giornata in un villaggio di montagna qualche centinaio di km più a sud, le cui case sembrano quelle della scenografia di un film western. Reefton, ora poco più di un villaggio, conserva nell'aspetto delle sue case i ricordi dei suoi fasti passati, di quell'epopea della corsa all'oro iniziata in seguito alla scoperta di giacimenti auriferi nelle vicinanze, che la vide protagonista come luogo di appoggio per cercatori e minatori delle vicine miniere, e tra l'altro si vanta dell'appellativo di città della luce, perché, appunto per la sua importanza, fu il primo centro abitato della Nuova Zelanda ad essere dotato di illuminazione pubblica.
Sarà la decadenza dei tempi, ma alle nove di sera, dopo la cena ed una partita a biliardo nel ristorante del motel in cui abbiamo trovato alloggio, per le strade della città della luce le uniche forme di vita presenti sembrano essere due stranieri ed un gatto...
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